Walter Prati & Evan Parker

1989
Italy / Uk
Avantgarde

Evan Parker è una delle figure guida del movimento musicale che ha emancipato l’improvvisazione europea dai suoi modelli americani. Nato a Bristol nel 1944, ascolta in casa della madre i primi brani di jazz, si iscrive all’Università di Birmingham per studiare botanica, ma ben presto la passione per la musica ha il sopravvento sugli studi scientifici, e dal 1965/1966 si trasferisce a Londra per esplorare la nascente scena della ricerca musicale. Profondo conoscitore della storia del jazz, e particolarmente attento all’esperienza di quella generazione di sassofonisti (John Coltrane, Eric Dolphy, Pharoah Sanders, John Tchicai, Archie Shepp) che operò la rottura del free jazz, Parker ha sviluppato una propria personale ricerca sullo strumento invece di procedere per imitazione come nella tradizione jazzistica. Attraverso lo studio delle tecniche di emissione dei sovracuti e delle modalità esecutive delle tradizioni musicali non eurocolte, Parker ha creato un vero e proprio linguaggio sui suoi strumenti e costituisce oggi un esempio per tutti i giovani sassofonisti. Ma i suoi risultati tecnici sono solo una parte della sua complessa personalità artistica, e perderebbero di senso se non inseriti nel contesto della sua attività. Coerente e tenace sostenitore dell’improvvisazione come principale terreno della creazione musicale, Parker ha fatto parte di due dei tre principali gruppi che hanno dato vita al movimento improvvisativo inglese: lo Spontaneous Music Ensemble, al fianco di John Stevens, e la Music Improvisation Company, a fianco di Derek Bailey. Parker non ha collaborato con il terzo di questi gruppi, la AMM, ma ha avuto con i suoi membri – Eddie Prèvost, John Tilbury – una serie di incontri musicalmente fecondi. Intelligentemente consapevole della necessità dei musicisti di autorganizzarsi, Parker con Bailey e Tony Oxley la prima etichetta autogestita della improvvisazione europea, quella Incus i cui Lp – oggi preziosi oggetti da collezione – ha diffuso in tutto il mondo la conoscenza dei musicisti inglesi. Parker è stato anche tra i primi a intuire l’esistenza di un terreno comune di ricerca artistica tra i musicisti europei, lavorando attivamente per creare quelle rete di contatti che ha partire dagli anni 70 ha permesso la nascita di un vero e proprio movimento musicale a livello continentale. Insieme a Anthony Braxton e Steve Lacy ha approfondito la dimensione della performance solistica, ma questo non gli ha impedito di essere al centro di due fra i più longevi e creativi gruppi della improvvisazione europea – il suo trio con Barry Guy e Paul Lytton, e il trio Alexander von Schlippenbach con Paul Lovens. La su flessibilità e la sua capacità di partecipazione ne hanno fatto un elemento essenziale per i grandi organici come la London Jazz Orchestra e la Globe Unity Orchestra. La sua collaborazione nell’ambito della Brotherhood of Breath con Chris McGregor e con il gruppo dei musicisti sudafricani emigrati a Londra ha dato vita ad indimenticabili esperienze musicali ed ha dimostrato concretamente la possibilità di far convivere, grazie all’improvvisazione, esperienze e tradizioni musicali anche molto diverse; oggi la Dedication Orchestra, di cui Parker è stato promotore, celebra e mantiene vivo questo prezioso incontro tra musicisti europei ed africa sotto l’egida del jazz. Curioso e disponibile alla sperimentazione anche su terreni diversi da quello che egli stesso ha scelto, Parker ha collaborato con musicisti che coprono uno spettro artistico molto ampio – da Charlie Watts ad Annette Peacock, da Roberto Wyatt a Scott Walker – e ha recentemente dato vita al suo Electro-acoustic Ensemble, in cui l’improvvisazione incontra il trattamento digitale del suono in diretta. Il gruppo, che incide per la ECM, ha un pubblico che va al di là di quello del jazz e dell’improvvisazione, attraversando le barriere di genere in direzione della sperimentazione “colta” e della musica elettronica che oggi attira, grazie anche alla diffusione delle nuove tecnologie, una nuova ondata di pubblico giovanile. Grande lavoratore - ha prodotto ormai più di ducento incisioni – Parker è anche un uomo di vasti interessi culturali, è senza atteggiarsi a teorico della musica esprime sempre considerazione molto penetranti su questo affascinante e sempre nuovo atto creativo. Anche se la sua musica lo porta in continuazione in giro per l’Europa e per gli altri continenti, Parker rimane legato alla sua città di adozione, Londra, dove è circondato dalla stima e dal rispetto di tutto il mondo musicale. Il giorno dopo un concerto in un grande teatro Europeo o magari giapponese non è difficile trovarlo in un pub se un gruppo di giovani musicisti l’ha invitato a partecipare ad una nuova iniziativa; una seduta dedicata all’improvvisazione più libera può preludere ad una giornata di lavoro in studio sulle raffinate linee melodiche si Kenny Wheeler. Evan Parker è un’ esempio di come si possa mantenere una coerenza artistica integrale senza diventare individualisti e intolleranti: il suo umorismo, il suo senso della musica e la sua innata solidarietà verso tutti coloro che vivono di musica, al di là dei generi, completano la sua eccezionale personalità artistica. (Francesco Martinelli)
Walter Prati Compositore ed esecutore, svolge attività di ricerca musicale, da sempre orientata verso l’interazione fra strumenti musicali tradizionali e nuovi strumenti elettronici, frutto dell’applicazione informatica al mondo musicale. Sue composizioni sono presenti in Italia nei cartelloni dei maggiori teatri e rassegne musicali. Dalla fine degli anni ’80 collabora con Evan Parker con il quale mette a punto un progetto di improvvisazione ed elettronica; progetto che porterà in seguito alla formazione del Electroacoustic Ensemble. Significativi poi gli incontri artistici con il chitarrista americano Thurston Moore (componente del gruppo Sonic Youth) e con il cantante inglese Robert Wyatt con i quali ha realizzato progetti discografici e performance live.