Gerda

Se in Italia c'è ancora qualcuno che ha voglia di sporcarsi le mani con questo genere di sonorità io non posso far altro che prenderne felicemente atto e dire che esiste un minimo di speranza circa la voglia di emergere della scena underground più feroce. E sì, perché i Gerda rientrano proprio in tale categoria e il loro sound ne è la più lampante delle testimonianze che si possano oggi trovare dalle nostre parti, ma non esagero se allargo l'orizzonte a tutto il vecchio continente. 'Gerda', l'omonimo lavoro di debutto, è una di quelle opere che ti si spalmano addosso come il catrame su precedenti strati di catrame già accumulati. La disperazione, la violenza, la sofferenza e la brutalità. Queste sono le caratteristiche primarie, sia quando vengono interiorizzate e sia quando vengono esteriorizzate, musicalmente parlando. Sia quando la strumentazione è tirata allo spasimo e sia quando la strumentazione viene fatta ragionare pur in un contesto di abrasione geometrica. Con voce urlata e lacerata, sempre. Se poi vogliamo passare ai generi allora mettiamoci di mezzo il post hardcore più malsano (qualcosa dei Botch è innegabile), ma anche il noise anfetaminico dei primi Today Is The Day, oltre a una visione metallica che è propria del catalogo Relapse. Ma al di là di tante belle (e meritate) parole, ciò che mi preme evidenziare è come il suono dei Gerda sia quanto mai viscerale, radicale e autentico!
Roberto Michieletto, Music Club

Codice: wal062
Settembre, 2005
CD
7
21