Live in Helsinki

Gli Zu sono in continua crescita. Dopo “Igneo” li ritroviamo non solo con “Live in Helsinki”, ma anche con un nuovo disco quasi ultimato, e soprattutto con alle spalle tanta altra musica, maturata in collaborazioni / tour in Europa e Stati Uniti. Questo disco dal vivo è la prova di quanto il trio riesca a caricare la propria musica, ancora più di quanto fatto in studio. Giustamente registrato in una terra estrema come la Finlandia, “Live in Helsinki” stabilisce una volta per tutte le coordinate degli Zu, che si trovano al di là di qualunque jazz, fuori dalla portata del rock alternativo e lontane anni luce da ogni proposta punk/hard/core. L’unica band a cui potrebbero essere accostati in Italia sono gli Anatrofobia, ma forse, per catturare le loro trame strumentali, l’unico modo è chiamrle jazz-core: certo che però, se è limitativo rinchiudere in un genere i gruppi pop e rock, figuriamoci con gli Zu. Quello che, stando alla cronaca, viene riportato come un club finlandese, è in realtà un luogo non rintracciabile su alcuna mappa. Arduo da raggiungere, ma alla portata di tutti coloro che abbiano orecchie libere e bisognose. “Live in Helsinki” potrebbe anche indurvi al rigetto, tanto è radicale la direzione della proposta, ma è la conferma della qualità estrema degli Zu: qua ci sono undici brani che possono schiantarvi e mettervi in fuga in preda al panico, oppure inchiodarvi al vostro posto con la stessa forza. Quello che gli Zu fanno, non ha nulla in comune con i classici dischi dal vivo: Massimo Pupillo, Jacopo Battaglia e Luca Mai costruiscono senza sosta, improvvisano, aumentando i carichi, ognuno per proprio conto fino a incrociarsi convulsamente. I pezzi sfociano uno nell’altro oppure terminano senza finali e senza crescendi, senza cercare l’applauso, ma meritandoselo ancora di più per la loro integrità. Immaginatevi una musica d’avanguardia suonata con il furore del rock più duro: gli spigoli dei Karate che si fanno ancora più vivi, le trame ardite di uno John Zorn con dentro rigurgiti e scatti improvvisi dei Fugazi: a tratti sembra di ascoltare Charlie Parker eseguire il suo be-bop con forme hardcore, continuamente improvvisate anziché ripetute. In realtà ogni suono scaturisce da una ricerca inesausta, che nella dimensione live è costretta da una spinta ansiosa ed immediata a trovare soluzioni urgenti, per questo ancora più spiazzanti. Ogni brano procede con continui incastri, che, quando non riescono a combinarsi, cambiano direzione spinti dalla loro stessa forza repulsiva. Da qui il dupplice effetto che gli Zu riescono e rischiano di generare sull’ascoltatore. E non c’è pausa: il prossimo album sarà prodotto da Bob Weston, comprenderà quattro brani in quartetto con Ken Vandermark e altrettanti in doppio trio. Un vero e proprio “zuism”

Mescalina.it, Cristian Verzelletti

Codice: wal189
Marzo, 2016
2x12inch LP
12
59