Non Io

Inizia con una "Casa di Legno" in fiamme e finisce con l'ombra di una Ofelia persa in sottoscala e solai "Non Io", il secondo disco dei Bachi da Pietra. Dentro (in basso) un suono di piombo e tante gradazioni di buio, impastate e agglomerate a fornire una delle visioni più vere e vicine alla condizione umana oggi. La scrittura di Giovanni Succi raggiunge in queste canzoni livelli di sofisticatezza senza pari in Italia: ogni singola frase, parola e respiro sono soppesate, vussute e modulate "dormendo nei fossi", attengendo al reale ed osservando molto da vicino tutti quei particolari che danno corpo al mistero del nostro stare al mondo. La musica che sta in "Non Io" - complici Bruno Dorella e Alessandro Bartolucci, superbi nel dare respiro ai suoni saturi e ruvidi del disco - sembra restituire il senso di questo sguardo sul mondo, uno sguardo rivolto ai cataclismi soffocati in "Casa di Legno", o al dispiegarsi di "Altri Guasti" in una metrica austera. Qui il ritmo si smonta, frena, gli imperativi si inchiodano al vero: gli uomini sono "macchine di carne, cursori di un sistema efficiente ed assente". La voce si strozza, l'ansia di stare connessi sfocia perciolosamente nell'illusione di bastare a sè stessi per poi trovarsi raffreddatti ed incapaci di esistere, mentre per vivere davvero è necessario "rovesciarsi le viscere". Dritto alla questione, senza girarci troppo attorno: "per vedere, devi perdere gli occhi". Il buio, nero è il modo di raccontare il nostro tempo, tra detonazioni di bassi, il trip hop catacombale di "Non Io" e gli incumbi doom delle immense "Fisica Elementare" e "Farfallazza" dove la voce va a sbattere quasi contro sè stessa. Nero è cecità simbolica, uno schermo finalmente spento per guardare oltre la superficie delle immagini e, ancora una volta, tornare nella terra e recuperare i propri nutrimenti: "Check Life", la voce scambra ed i suoni scheletrici, riecheggia del primo disco dei bachi tra mine che brillano e vermi che strisciano dal fondo. Poi, un'accelerata terminale in "Bastiano", tutta vertigini, in picchiata, a sfociare nel "tuffo in un inchiostro" di "Giorno Perso", chiude con un gemito straniante. Infine "Ofelia", dolce insidiosa culla di un canto reso finalmente nitido, che quasi da l'illusione di voler finalmente dissolvere quanto detto fino ad'ora. Ofelia però ricade sola, e i solai torneranno a bruciare
Daniela Cascella, Blow Up

Codice: wal083
Aprile, 2007
CD
10
42