Tre

Parte con un’invettiva: “…sono così convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte e io per due volte potessi rinascere, rivivrei per rifare esattamente le stesse cose che ho fatto…”. Parole di Vanzetti al processo in cui sarà condannato a morte. In sottofondo non più la musica di Joan Baez ma il suono di una spaventosa macchina sonora che agonizza, sputando olio, catrame, liquido amniotico, sperma. Qualcosa di simile a Ghost Rider dei Suicide remixato dai Fuck Buttons e suonato in reverse. In Artaudelettrico la voce del genio folle rimbalza fra quattro mura di suono impenetrabile, sfregiando il nero deposto sulle pareti dalle scorie degli strumenti in saturazione, poi Sono la Nostra Storia chiude uno dei trittici più memorabili scritti da gruppo italiano con un rito magico in cui sembra di ascoltare i Masters Musicians of Jajouka improvvisare assieme ad un gruppo post punk in delirio da trance ipnotica. In Tre Iriondo e Cantù tornano ad essere soli, semplice duo che si occupa di assemblare tutti gli ingranaggi che compongono queste strutture sonore dotate di straordinaria forza, dalle parti ritmiche ai fiati, dalle chitarre alle voci, dagli strumenti autocostruiti ai nastri che scandiscono la narrazione sonora giocando con citazioni e messaggi subliminali, come accade nel poetico finale di Train is the Place. È un ritorno all’essenzialità, una volontà di mettersi a nudo, scarnificare il corpo per rigenerare nervi e scheletro. Del resto, quando si possiede la forza delle idee basta poco per lasciare il segno: poco più di venti minuti di musica che, una volta tanto, ha davvero un significato. 
Massimiliano Busti, Blow Up

Codice: wal120
Ottobre, 2009
CD
10inch LP + CD
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