Vol4

Questi ragazzi fanno davvero sul serio. Scelgono un nome celebre per motivi zeppeliniani (ricordate Bron Y Aur, la località gallese dove il dirigibile produsse “Led Zeppelin III”?), intitolano un pezzo “Superkraut”, in un altro studiano l’Amanita, prendono per il culo i Black Sabbath scimmiottando la copertina di “Vol. 4″, fanno persino una cover di Sam Cooke! Ottimi i milanesi Bron Y Aur, con il loro rock frastagliato, un po’ teutonico-krauto un po’ stonereggiante (la veemente opener “Superkraut”), dedito tanto ad aperture psichedeliche quanto ad infiltrazioni free jazz, come se fossero una versione rockettara e maleducata degli Anatrofobia. Spaziando dal sound di Can e Guru Guru fino al più recente post rock (è il caso di “M 2424″), il quartetto stupisce e coinvince, anche nei momenti in cui il sound si fa più sfilacciato e slabbrato. Un basso ciccione, chitarre sbriciolate e baluginanti, frenesia ritmica, un’oasi in cui il suono si fa materia incontrollata: è “Amanita’s mood”, un pezzo scarno e grosso al tempo stesso, che prende dai Karate ed estremizza fino a tramortire. In chiusura “Bring it on home to me”: il povero Sam Cooke sorriderà, dal soul ad una cover interpretata con bravura fino a perdere il controllo nel finale, tirando fuori una potente coda sabbathiana. Breve ma conciso e diretto, “Vol. 4″ è un dischetto da scoprire. Nel bilanciare pulsioni avant-rock e l’amore per i Seventies, i Bron Y Aur trovano la loro personalità.

(Movimenti Prog, Donato Zoppo)

Codice: wal061
Luglio, 2005
CD
4
25