Who is playing in the shadow of whom?

Copertina naif-infantile per uno dei progetti più intriganti, interessanti, potenzialmente epocali di questi ultimi tempi, e – con un po’ di sciovinismo – non solo in Italia. Dati alla mano, i componenti di questo estemporaneo terzetto, sulla base di indubbie capacità sia tecniche che creative, hanno un pedigree tutt’altro che da poco. Basterebbe un po’ di informazione in più per capire come Maurizio Martusciello (sampler, computer, batteria, “oggetti elettroacustici”), Økapi (turntable, sampler, nastri e CD – e una passione per il plagiarismo) e Massimo Pupillo (basso, quello mostruoso degli Zu) possano a pieno titolo ricoprire il ruolo di ambasciatori italiani di musica d’avanguardia nel mondo, in ambito elettronico e non. Ok, stiamo parlando di generi musicali e ambiti decisamente “di frontiera”, ma chi di voi sa che i MetaXu (ossia Martusciello e Økapi insieme) hanno partecipato alla Biennale di Venezia come “sonorizzatori”? La stampa non musicale, anche quella che cerca di imporsi con un taglio artistico/alternativo, non ve lo verrà mai a dire. Domanda già posta altre migliaia di volte: perché?! Una risposta non c’è, forse c’è ed è molto interessante, ma questa è la sede per parlare di “Who Is Playing…”. Che nelle premesse appena fatte può descriversi come ambiziosissimo progetto di trovare un comune denominatore ad alcune delle sfaccettature sotto cui l’avanguardia si manifesta al nostro udito: l’aspetto elettronico, l’aspetto concreto (che Martusciello è già riuscito a coniugare, anche in coppia con Økapi), l’aspetto jazz-rock (Zu, e chi altri?). E poi i Dogon sanno essere anche dei jazzisti cool e sopraffini (‘The Revolt of the Objects at Ikea’, ‘A Message from Our Sponsor’, ‘Nel Mezzo del Cammin di Nostra Vita – dub version’), anche se – direte voi – clarinetti trombe e pianoforti sono tutti campionati; e hanno, come da scuola Zu e Wallace, uno spiccato senso dell’ironia (vedi i titoli delle tracce; vedi alcune fonti sonore, implicita e velata presa per il culo di certe frenesie acustiche moderne che, senza accorgercene, ci riducono in una sottile schiavitù). Insomma, un disco così se non lo faceva Wallace… magari lo faceva un altro, certo, ma difficilmente sarebbe giunto tanto a questa redazione quanto in qualche (buon) CD-store.

Roberto Villani, Freak Out

Codice: wal037
Aprile, 2003
CD
11
40